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PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE

 
  • Tempio E
  • Acropoli
  • Selinunte
Selinunte

Il Parco Archeologico con la sua superficie di 270 ettari, uno dei più ricchi e suggestivi parchi archeologici del mondo, il più grande dell’Europa.  Custodisce una moltitudine di rovine e reperti, sottolineandone l'importanza ed il ruolo insostituibile nella storia e nell'archeologia del mondo antico. Il sito rappresenta uno dei centri di maggiore interesse per ricercatori, archeologi e visitatori, assicurando una testimonianza unica in campi che spaziano dall'urbanistica all'architettura militare e templare, oltre che dalla scultura all'arte funeraria.

Selinunte, estrema colonia greca molto fiorente di Megara Hyblaea, fondata intorno al 628 a.C, se in un primo momento aveva mantenuto buoni rapporti con Cartagine pur essendo sempre in contrasto con Segesta, fu completamente distrutta, il suo abitato si limitò all'area nord dell'acropoli, per essere poi abbandonata definitivamente durante la prima guerra punica.

Le colossali rovine di tre templi orientati verso est ed allineati a poca distanza l'uno dall'altro si estendono sulla collina orientale, che degrada verso il fiume Cottone costituendo un quartiere fuori dalla città.

Il tempio E rappresenta un esempio eloquente dell'evoluzione dello stile dorico in Occidente. Sottoposto negli anni '50 ad un reinnalzamento delle parti cadute, risale al V secolo. E' preceduto da altri due edifici sacri antichi, dei quali gli scavi hanno restituito i resti; era decorato da metope, quattro delle quali si trovano esposte a Palermo presso il Museo Archeologico Salinas. Singolare la loro tecnica di esecuzione: scolpite nel duttile calcare del tufo, vennero realizzate per mezzo dell'applicazione al calcare tufaceo delle parti nude di bassorilievi femminili eseguite in marmo. La ierogamia di Zeus con Hera proposta da una metopa, insieme ad una dedica ad Hera, fa presupporre che il tempio fosse dedicato al culto di Zeus.

Il tempio F è il più piccolo dei tre sulla collina orientale. Risale alla metà del VI secolo, e presenta una particolarità: un muro alto quasi cinque metri fra le colonne che lo circondavano ne chiudeva l'accesso sul retro e sui lati, forse per impedire ad occhi indiscreti la vista dei particolari riti in onore di Dioniso che si svolgevano al suo interno. La sua ricca decorazione fittile originaria fu sostituita, mentre sulle fronti furono aggiunte metope scolpite, anch'esse oggi conservate al Museo Salinas di Palermo.

Il gigantesco tempio G, la cui costruzione era iniziata intorno all'anno 530 a. C., al momento della distruzione avvenuta nel 409 a. C. non era terminato. Tra  le sue rovine nel 1871 fu rinvenuta la "Grande Tavola Selinuntina", un testo importantissimo sui culti della città, databile intorno alla seconda metà del VI secolo.

La zona sacra dell'acropoli, dopo avere ospitato i principali templi cittadini, fu occupata da piccole costruzioni di epoca punica. Si vedono i resti dei due templi più recenti A ed O, simili per dimensioni, il tempietto B di epoca ellenistica con le sue colonne ioniche e trabeazione dorica, le rovine dei due templi arcaici C e D, forse sedi dei culti più importanti della città.

Sul lato nord del tempio C nel 1925 furono rialzate dodici colonne complete di capitelli e altre due incomplete; le fronti dell'edificio erano decorate da metope scolpite, tre di esse si trovano oggi esposte al Museo Salinas di Palermo insieme ad un'altra decorazione fittile con eleganti motivi geometrici e floreali, con imponenti grondaie a testa leonina ed un Gorgoneion colossale che ornava il timpano. Lo spiazzo antistante il tempio C, in origine molto ristretto, fu ampliato dai Selinuntini con una grande opera di riempimento e spianamento, coronata dalla costruzione di un muro a gradoni che aumentò le difese dell'acropoli su questo lato.

Il tempio D, più piccolo, è databile intorno alla seconda metà del VI secolo.

Sulla collina della Gaggera si trova il santuario di Demetra Malophoros, la portatrice di melograno, recinto da un muro. Ad esso si accede da un portico esterno al quale era attigua un'area sacra dedicata ad Ecate, poi un portico e due altari, ed infine il santuario senza colonne né basamento.

A poca distanza si erge il tempio M: secondo un'ipotesi suggestiva si tratta piuttosto di una fontana monumentale del VI secolo a. C. alimentata dalla sorgente Gaggera.

 

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